Fabrizio Segalerba (FIAIP): “Limitare le locazioni brevi non crea nuove abitazioni. E comprimere la possibilità di utilizzare o vendere liberamente un immobile significa colpire la proprietà privata”
FIAIP esprime preoccupazione per i contenuti dell’Affordable Housing Act, la proposta di Regolamento presentata il 9 settembre dalla Commissione europea per definire un quadro giuridico comune entro il quale le autorità nazionali, regionali e locali potranno adottare misure nelle “aree soggette a tensione abitativa”.
La Federazione condivide la necessità di affrontare con urgenza il problema dell’accesso alla casa, ma ritiene che la risposta non possa essere costruita comprimendo le facoltà dei proprietari o individuando nelle locazioni brevi e nelle seconde case la causa principale della crisi.
È la stessa Commissione europea, nella relazione che accompagna il Regolamento, a riconoscere che l’insufficienza dell’offerta abitativa costituisce il fattore strutturale determinante. Per FIAIP è da questa constatazione che deve partire qualsiasi politica seria sull’abitare.
“La crisi abitativa è reale e non va minimizzata – dichiara Fabrizio Segalerba, Presidente Nazionale FIAIP – ma i divieti non costruiscono una sola casa in più. Limitare le locazioni brevi non significa
automaticamente trasferire quegli immobili sul mercato residenziale. Un proprietario che non ritiene sufficientemente sicura o conveniente la locazione ordinaria può semplicemente decidere di non affittare. Pensare di aumentare l’offerta attraverso i divieti significa confondere gli effetti con le cause”.
Secondo FIAIP occorre intervenire sulle ragioni che frenano l’offerta privata: pressione fiscale sulla proprietà, rigidità contrattuale, rischio di morosità, incertezza sui tempi di rilascio, insufficienza
delle garanzie per il locatore e scarsità di incentivi per chi immette immobili sul mercato residenziale. Particolare attenzione merita il passaggio relativo alle misure che possono incidere sull’acquisizione e sull’uso degli immobili non destinati all’abitazione principale. Il Regolamento non attribuisce di per sé nuovi poteri agli Stati o agli enti locali, ma costruisce una cornice europea entro la quale potranno essere valutate restrizioni già previste dagli ordinamenti nazionali.
“Su questo punto la posizione di FIAIP è netta, prosegue Segalerba. Una cosa è regolare il mercato, contrastare gli abusi e garantire legalità e trasparenza; altra cosa è comprimere la facoltà del proprietario di disporre del proprio bene. Qualsiasi misura che finisca per limitare la possibilità di utilizzare o vendere liberamente un immobile rappresenta un attacco alla proprietà privata. Le limitazioni non possono essere delle scorciatoie per non affrontare le problematiche e le cause strutturali della crisi abitativa”.
FIAIP richiama, inoltre, l’attenzione sui criteri previsti per individuare le aree soggette a tensione abitativa. La proposta assume come parametro centrale un rapporto tra prezzo delle abitazioni e reddito disponibile pari o superiore a otto; quando il rapporto raggiunge dieci non è necessario dimostrare l’aumento dell’indicatore nei dieci anni precedenti. Ma la sola presenza di una tensione abitativa non può giustificare automaticamente restrizioni.
Lo stesso Regolamento stabilisce che, prima di limitare le locazioni turistiche di breve durata o altri usi non primari, l’autorità competente debba dimostrare che tali attività abbiano prodotto nei tre
anni precedenti un effetto negativo significativo sulla disponibilità o sull’accessibilità economica degli alloggi. Le misure dovranno inoltre essere territorialmente circoscritte, proporzionate,
precedute dalla valutazione di soluzioni meno restrittive e potranno durare al massimo cinque anni, salvo riesame.
“Nessun automatismo e nessun capro espiatorio, sottolinea Segalerba. Se un’amministrazione intende limitare una determinata forma di utilizzo della proprietà deve dimostrarne, dati alla mano, il reale impatto sul mercato locale. Prezzi elevati e difficoltà di accesso alla casa non possono diventare una giustificazione generica per colpire locazioni brevi, seconde case o investimenti immobiliari”.
FIAIP ritiene inoltre indispensabile distinguere tra attività imprenditoriale organizzata e piccoli proprietari privati, evitando che chi concede occasionalmente uno o due immobili venga assimilato automaticamente a operatori professionali. Per la Federazione la priorità deve essere aumentare strutturalmente l’offerta: favorire la rigenerazione urbana e il recupero del patrimonio inutilizzato, semplificare i processi urbanistici, incentivare la locazione residenziale, rafforzare le garanzie per i proprietari e mobilitare investimenti pubblici e privati.
“Difendere l’accesso alla casa e difendere la proprietà privata non sono obiettivi contrapposti, conclude Segalerba . Una politica abitativa moderna deve essere capace di fare entrambe le cose: l’Europa deve creare le condizioni perché più immobili vengano costruiti, recuperati e messi sul mercato. Limitare la libertà dei proprietari non è una politica dell’offerta e non può diventare la risposta ordinaria alla crisi dell’abitare”.
La proposta di Dan Jorgensen dovrà ora essere esaminata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea.
FIAIP seguirà l’intero iter istituzionale e si attiverà presso il Governo italiano, il Parlamento europeo e le competenti istituzioni dell’Unione Europea affinché il testo venga modificato nei punti che potrebbero determinare restrizioni sproporzionate alla proprietà privata, alla libertà di utilizzo degli immobili e alle locazioni brevi. La Federazione chiederà che ogni intervento sia
fondato su dati oggettivi, un rigoroso nesso causale e la preventiva valutazione di misure capaci di aumentare realmente l’offerta.
Roma, 10 settembre 2026
Fonte: Ufficio Stampa FIAIP



