Imprese femminili in Italia: meno numerose ma più forti e strutturate secondo Unioncamere

Le imprese guidate da donne in Italia diminuiscono leggermente nel numero complessivo, ma crescono in dimensione, struttura e capacità competitiva. È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere, realizzato con il supporto di SiCamera e del Centro Studi Tagliacarne (comunicato stampa completo al link).

Secondo l’analisi, a dicembre 2025 le imprese femminili registrate in Italia sono 1.302.974, pari al 22,3% del totale delle imprese nazionali. Il dato segna una lieve flessione rispetto al 2024 (-0,3%), con poco più di 4mila imprese in meno, ma allo stesso tempo evidenzia una trasformazione significativa del tessuto imprenditoriale guidato da donne.

Crescono le imprese femminili più strutturate

Il dato più interessante riguarda la dimensione delle imprese femminili. Diminuiscono infatti le realtà più piccole – spesso legate a forme di autoimpiego – mentre aumentano le imprese con un numero maggiore di addetti.

Nel dettaglio:

  • le imprese con 0-9 addetti registrano una diminuzione di circa 4.400 unità;
  • le imprese con 10-49 addetti crescono dello 0,5%;
  • quelle con 50-249 addetti aumentano dell’1,3%;
  • le imprese con oltre 250 addetti segnano una crescita del 3,8%.

Si tratta di un segnale importante che evidenzia un progressivo rafforzamento strutturale dell’imprenditoria femminile.

Come sottolinea il presidente di Unioncamere Andrea Prete:

“I dati del 2025 fanno emergere tendenze interessanti: l’impresa piccola e diffusa tende a lasciare il posto a realtà produttive più articolate e capaci di competere sul mercato. È un segnale positivo che registriamo ormai da tempo.”

La crescita qualitativa delle imprese femminili si riflette anche nella forma giuridica delle aziende.

Nel 2025 aumentano infatti le società di capitali guidate da donne, che registrano un incremento del 2,6% rispetto al 2024, pari a oltre 9mila imprese in più.

Allo stesso tempo diminuiscono:

  • le ditte individuali (-7.188 unità);
  • le società di persone (-3,2%).

Questo trend indica una maggiore propensione delle imprenditrici verso modelli aziendali più strutturati e competitivi.

Le differenze territoriali

La dinamica dell’imprenditoria femminile non è uniforme sul territorio nazionale.

Le maggiori diminuzioni si registrano in:

  • Valle d’Aosta (-3,8%)
  • Abruzzo (-1,6%)
  • Calabria (-1,4%)
  • Emilia-Romagna e Molise (-1,3%)

Segno opposto invece per alcune regioni dove le imprese femminili crescono, tra cui:

  • Trentino-Alto Adige (+1,1%)
  • Sicilia (+0,7%)
  • Sardegna (+0,3%)

A livello provinciale, le performance migliori si registrano in Sondrio (+2,5%), seguita da Gorizia, Palermo, Bolzano, Caltanissetta, Sassari e Trapani.

I settori dove le donne fanno più impresa

Alcuni ambiti economici continuano a essere particolarmente caratterizzati dalla presenza femminile.

Tra questi:

  • servizi alla persona e assistenza sociale
  • istruzione e formazione
  • alloggio e ristorazione
  • agricoltura
  • commercio

Nei servizi alla persona e nell’assistenza sociale, le imprese femminili rappresentano tra il 30% e il 40% del totale delle imprese registrate, mentre negli altri settori citati arrivano a circa un quarto del totale.

Un segnale positivo per il futuro dell’imprenditoria femminile

Nonostante il lieve calo nel numero complessivo delle imprese guidate da donne, i dati evidenziano una trasformazione importante: l’imprenditoria femminile sta diventando sempre più solida, strutturata e competitiva.

Un cambiamento che rafforza il ruolo delle donne nel sistema economico italiano e che conferma l’importanza delle politiche di sostegno all’imprenditorialità femminile, anche attraverso iniziative di formazione, networking e accesso al credito.