Turismo ed Immobiliare, Paolo Righi (Confassociazioni Real Estate): ‘Franceschini, Ministro di un turismo che non c’è più’

Intervento di Paolo Righi, Presidente di CONFASSOCIAZIONI Real Estate e Past President FIAIP sul tema del mercato immobiliare, del turismo e degli affitti brevi nei centri storici.

 

Sono ormai mesi e mesi che ci sentiamo ripetere che passata la pandemia “nulla sarà come prima”, tutti gli imprenditori, mentre combattono i morsi della crisi e della mancanza di liquidità, cercano ogni giorno di trovare soluzioni alternative a quanto avevano fatto fino a ieri.

Proprio in questo momento di crisi stanno nascendo numerose start-up e vi sono molte piccole aziende che cercano di traghettare dal “fisico” al “digitale” i propri modelli di servizio.

Ma, perché questa corsa al cambiamento e all’innovazione di prodotti e servizi? Semplicemente perché i consumatori, e quindi il mercato, hanno mutato velocemente le loro esigenze.

Nessun comparto è immune da questo cambiamento e a vincere la sfida del post-covid saranno quelle imprese che meglio sapranno interpretare il cambiamento.

Nella competizione mondiale tra economie nazionali, oltre all’imprenditoria, giocano un fattore fondamentale gli indirizzi e il sostegno alle imprese che i Governi sapranno mettere in campo con le loro politiche. Non vi è dubbio che molte delle scelte che verranno prese in questi tempi dai vari Governi, tracceranno la politica economica dei prossimi dieci anni e impatteranno fortemente sulle aziende di tutti i settori.

Per accompagnare lo sviluppo e per essere pronti ad accogliere le mutate esigenze dei consumatori, il nostro Governo dovrebbe essere lungimirante e studiare attentamente questi cambiamenti, cercando di accompagnare le imprese al cambiamento, con una legislazione più liberista permettendo così agli imprenditori di sviluppare ed esplorare nuovi spazi.

Uno dei settori che sarà più colpito da queste trasformazioni sarà il settore del turismo. Il fenomeno dell’impoverimento delle classi medie italiane e l’aumento del divario tra classi sociali ha inciso e sempre più inciderà sulle decisioni dei consumatori.

Sulla scorta di questa considerazione è intuitivo pensare che la famiglia media Italiana cerchi ospitalità alternative e a basso costo, potendosi così permettere periodi di permanenza maggiori nelle località turistiche o nelle città d’arte, rivolgendosi così al mercato degli affitti brevi.

L’affitto breve, altrimenti detto “turistico”, ha preso maggior slancio per il semplice fatto che alcuni portali tra cui spicca “Airbnb” hanno saputo interpretare anzitempo l’esigenza dei “nuovi turisti” che, oltre al fattore economico, non vogliono più “andare solamente in vacanza”, ma vogliono vivere il territorio da vicino calandosi nella storia e nel modo di vivere della realtà locale.

Come di prassi, il mondo della politica, analizzando i dati crescenti di questo fenomeno, non lo ha visto come un’opportunità per l’intero sistema turistico ma come una minaccia.

Una minaccia per il sistema alberghiero, una minaccia per i centri storici che vedono i residenti cedere i loro alloggi ai turisti, una minaccia per la vita stessa delle città d’arte.

Naturalmente, nessuno dei nostri politici si è chiesto perché un proprietario di casa che abita nel cuore di una città d’arte sia disposto a cedere ad un turista il proprio alloggio e a trasferirsi in periferia, nessuno si è peritato di studiare il fenomeno e comprendere che non vi è concorrenza tra alberghi e casa per le vacanze.

Ma studiare e analizzare i fenomeni economici e sociologici porta via tempo, molto più facile ricorrere alle vecchie ideologie e accusare i “ricchi proprietari” di distruggere le nostre città, naturalmente facendosi pagare gli affitti in nero, e qui, sotto la pressione delle associazioni degli albergatori ecco che scende in campo il Ministro Franceschini, che in piena pandemia e pensando di aiutare gli albergatori propone di fare diventare imprese tutti i cittadini che affittino più di 4 abitazioni.

In Italia quindi, grazie al Ministro, a decidere chi è imprenditore e chi no, non sarà più la scelta autonoma del singolo cittadino e nemmeno il codice civile che stabilisce le caratteristiche dell’imprenditore, ma una semplice norma che obbligherà semplici cittadini, per lo più pensionati, a diventare imprenditori.

L’effetto sarà quello di togliere dal mercato molti immobili, i proprietari  privati cittadini, che per la prima volta, dopo anni e anni, avevano trovato un reddito decente con cui pagare la tassazione immobiliare più alta del globo terraqueo, venderanno i loro immobili perché non più redditizi, i Sindaci così, non si lamenteranno più di avere le città d’arte piene di turisti, chi aveva intenzione di acquistare casa in un borgo storico, contribuendone al recupero sociale ed economico, lascerà perdere.

Certamente gli albergatori saranno felici e il Ministro Franceschini ne sarà il paladino ma, purtroppo, per noi l’economia ha i suoi percorsi e come dicevano i nostri vecchi “non puoi fermare l’acqua con le mani”.

Non comprendere da parte del Ministro e dell’attuale Governo, che non si può declinare il turismo al singolare, ma solamente al plurale, è il segno di una politica che, come al solito, guarda al passato sperando che esso si ripeta all’infinito.

La cosa ancor più grave è che questo provvedimento sarà, molto probabilmente, approvato nella prossima Legge di Bilancio proprio mentre il turismo è praticamente azzerato e i redditi della classe media sono sempre più esigui, anziché sostenere quel poco che resta del turismo il Ministro ed il Governo sono impegnati, spero inconsapevolmente, a rendere questo Paese più povero.

 

Paolo Righi

Presidente Confassociazioni Real Estate

 

Roma, 18 novembre 2020

Fonte:  Uffico Stampa